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Richiesta di chiarimenti sul D.M. 22 gennaio 2008 numero 37 in merito a piscine ad uso privato

AssoPiscine 23 aprile 2020, 4:30
Domanda estesa:
Richiesta di chiarimenti sul D.M. 22 gennaio 2008 numero 37 in merito a piscine ad uso privato.

Dal 27 marzo 2008 è entrato in vigore il DM 22 gennaio 2008, n 37, riguardante gli impianti posti a servizio degli edifici e collocati al loro interno o all’interno delle relative pertinenze, indipendentemente dalla loro destinazione d’uso:

quindi concerne qualsiasi tipologia di edificio (industriale, terziario, commerciale, civile, ecc) e gli impianti connessi a reti di distribuzione, a partire dal punto di consegna della fornitura (acqua, gas, energia elettrica, ecc).
In tale ambito di applicazione rientrano anche le imprese che realizzano piscine, impianti idrico-sanitari, centri fitness.
Rispetto alla precedente normativa vi è stata una estensione dell’applicazione della normativa anche agli impianti relativi ad edifici adibiti ad attività produttive e del commercio/terziario.
In questa breve nota ci soffermiamo sulle procedure e sui requisiti che deve avere il Responsabile tecnico dell’impresa installatrice, al fine di abilitare l’impresa stessa presso le Camere di Commercio, per quanto riguarda gli “impianti idrici e sanitari, di qualsiasi natura o specie”, come definiti alla lettera d) dell’art 1,c. 2, del DM 37/08 riguardante l’abilitazione. Ricordiamo, inoltre, che chi esegue anche gli impianti elettrici, intendendo con questi i circuiti di alimentazione degli apparecchi utilizzatori, deve avere l’abilitazione per la lettera a) dell’art 1, c. 2,dello stesso decreto.
In sintesi per operare le imprese devono essere abilitate sulla base dei requisiti professionali posseduti dall’imprenditore individuale o legale rappresentante ovvero dal responsabile tecnico, da essi preposto con atto formale.
Può essere nominato Responsabile Tecnico il titolare dell’Impresa Individuale, un socio o uno degli amministratori della società, oppure un dipendente o un collaboratore esterno. Il Responsabile Tecnico deve svolgere tale funzione per una sola impresa ed è incompatibile con ogni altra attività continuativa (es. non può essere un libero professionista).
Unica eccezione al regime di incompatibilità e di unicità del rapporto riguarda i titolari e legali rappresentanti: una stessa persona può abilitare più imprese delle quali è titolare o legale rappresentante, senza incorrere nell’incompatibilità e senza violare il principio di unicità.
Il Responsabile tecnico di impresa artigiana, anche in base alla legislazione sull’artigianato, deve essere il titolare della società oppure uno dei soci e non può essere altro soggetto; vi è immedesimazione con chi opera direttamente nell’azienda. Nel caso i requisiti professionali siano, invece, posseduti da altro soggetto (es dipendente, associato in partecipazione), l’impresa non può essere iscritta all’Albo delle imprese artigiane.
Si riportano nella seguente tabella i requisiti tecnico-professionali, basati sul possesso di titoli di studio e qualifiche ed esperienze alle dipendenze di una impresa abilitata nello specifico settore, per periodi continuativi così riassunti:

(*) Per operaio specializzato si intende, ad esempio, il dipendente inquadrato nel livello di catg IV, V o superiore per il Contratto Nazionale di Lavoro dell’industria metalmeccanica e dell’installazione Impianti; IV, III o inferiore per il CCNL metalmeccanico dell’Artigianato.

 

I soci e gli amministratori di società di capitali che partecipano effettivamente all’attività dell’impresa dovranno dimostrare il possesso dell’esperienza lavorativa prevista indicando gli estremi di iscrizione all’INAIL relativamente all’attività di impiantistica.
Ove i titolari/legali rappresentanti non possiedano i requisiti professionali, devono verificare se, all’interno della propria azienda, vi è dipendente che abbia già lavorato in passato in una impresa del comparto specifico, es nel settore delle piscine (ed abilitata ai sensi L 46/90 o DM 37/08), e sia in possesso dei requisiti di cui alla precedente tabella, in modo da consentire l’abilitazione dell’impresa.
In aggiunta le imprese non ancora abilitate e che hanno svolto, prima del 27/03/2008 (data di entrata in vigore del DM 37/08), installazione di piscine a livello terziario o, comunque, non in edifici adibiti ad uso civile (compresi sedi di associazioni o circoli), cioè una attività esclusa dall’ambito di applicazione della Legge 46/90, hanno la possibilità di avere un riconoscimento abilitativo documentando -con fatture- tale attività svolta nei quattro anni antecedenti. Ove il titolare abbia qualche diploma o titolo di formazione professionale, attinente la tipologia di impianto, gli anni da documentare possono diminuire, arrivando anche ad uno in caso di diploma.
Ricordiamo, infine (art. 6 Legge 25/96), che hanno diritto ad ottenere il riconoscimento dei requisiti tecnico professionali i soggetti che, ancorché non più iscritti come imprese di installazione di impianti alla data di entrata in vigore della legge 5 marzo 1990, n. 46, dimostrino di avere svolto professionalmente l´attività nel corso di periodi pregressi in qualità di titolari di imprese per una durata non inferiore a un anno. Tale opportunità vale, senza scadenza di termini, documentando l’attività in aziende che sono cessate.

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