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Qual è la distanza minima dal confine di proprietà per costruire una piscina?

AssoPiscine 23 aprile 2020, 4:30
Domanda estesa:
Qual è la distanza minima dal confine di proprietà per costruire una piscina?

La piscina è qualificata come opera che comporta trasformazione edilizia e urbanistica ed è subordinata alla richiesta di Permesso di Costruire secondo l’art. 3 comma 1 del DPR 380/01 (Testo Unico per l’Edilizia).
La piscina interrata, secondo la giurisprudenza, è una costruzione incorporata nel terreno ed è considerata come atta a sottostare al rispetto delle distanze legali previste dalle norme e dalla disciplina urbanistica, in particolare a quella delle distanze tra costruzioni.
La distanza minima tra costruzioni prevista dall’art. 873 del Codice Civile pari a tre metri (1,5 metri per parte di confine), distanza aumentata fino ad almeno 10 metri con l’art. 9 del D.M. 1444/68. Ciò posto, va affermato che i volumi edilizi completamente interrati (con il mantenimento inalterato del previgente piano di campagna e del suolo), benché qualificati come costruzione, sono esclusi dal regime delle distanze legali in quanto il fine che ha animato il legislatore nel fissare le distanze tra costruzioni è volta ad evitare la formazione di intercapedini dannose per l’igiene e salubrità, incidendo su illuminazione e aerazione.
La realizzazione della piscina completamente interrata, ancorchè non ci sia molta giurisprudenza al riguardo, risulta quindi esclusa dal rispetto della distanza tra costruzioni; la giurisprudenza maggiormente coerente (per quanto conosciuto) appare la sentenza del Tribuna le Amministrativo della Campania che con sentenza 2 luglio 2015 numero 3520 inerente “Piscine e locali interrati possono non rispettare le distanze legali” recita testualmente “… In ogni caso, poi, entrambe le opere (piscina e annessi vani tecnici) non risultano rilevanti ai fini della violazione delle distanze legali trattandosi di opere interrate o che comunque non si innalzano oltre il livello del terreno, con conseguente inconfigurabilità di un corpo edilizio idoneo a creare dannose intercapedini e a pregiudicare la salubrità dell’ambiente collocato tra gli edifici. … essendo la normativa dettata in materia di distanze legali diretta ad evitare la formazione di strette e dannose intercapedini per evidenti ragioni di igiene, areazione e luminosità, ne deriva che la suddetta normativa è inapplicabile relativamente ad un manufatto completamente interrato quale una piscina (T.A.R. della Lombardia, sentenza 20 dicembre 1988 numero 428), in quanto i piani interrati devono ritenersi esonerati dal rispetto delle distanze legali (T.A.R. della Puglia del 30 dicembre 2014 numero 3200).”
Sulla questione si è espressa anche la Corte di Cassazione, secondo la quale ai fini dell’applicazione delle norme in materia di distanze legali riguardano, esclusivamente, le costruzioni non completamente interrate, aventi i caratteri della solidità, stabilità e immobilizzazione rispetto al suolo, anche mediante appoggio o incorporazione o collegamento fisso a un corpo di fabbrica (Cassazione civile sez. II 6 maggio 2014 n. 9679).

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