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Confronto tra i vari sistemi di valutazione della scivolosità dei materiali per piscina

AssoPiscine 23 aprile 2020, 4:30
Domanda estesa:
A seguito della nuova normativa in materia di requisiti igienico-sanitari delle piscine ad uso natatorio in Regione Toscana (articolo 9 comma 2 del Regolamento) che fa riferimento ai materiali con caratteristiche antisdrucciolo di classe C della norma DIN 51097, viene chiesto se, nell’ambito dei requisiti in materia di resistenza antrisducciolo negli ambiti pubblici e privati con pavimenti scivolosi, è possibile fare un confronto tra i vari sistemi di valutazione della scivolosità arrivando a trovare un rapporto di conversione tra le normative UNI EN 1344 e la normativa DIN 51097?

Risposta

La UNI EN1344 (in vigore dal 7 novembre 2013) tratta di “Elementi per pavimentazione di laterizio – Requisiti e metodi di prova” e specifica i requisiti degli elementi per pavimentazione e accessori fabbricati con laterizio per utilizzo nella costruzione di pavimentazioni flessibili e rigide destinate principalmente ad essere utilizzati in ambienti esterni e soggetti al calpestio ed al traffico veicolare.
Dal punto di vista tecnico, la norma definisce una serie di requisiti e di metodologie di prova per accertare le prestazioni dei prodotti.
La conformità del prodotto ai requisiti previsti dalla UNI EN 1344 prevede l’esecuzione di prove di tipo iniziale.
Il panorama normativo in Italia prevede per i prodotti per pavimenti in laterizio una unica normativa cogente: il Regio Decreto n. 2233 del 1939 che, in relazione a quanto previsto dalla norma UNI EN 1344, prevede l’obbligo di verificare le prestazioni dei prodotti da pavimentazione per quanto riguarda la resistenza meccanica, la resistenza al gelo e la resistenza al fuoco.
Nello specifico, esse fanno generico riferimento a test per la determinazione delle dimensioni geometriche, della resistenza al gelo, ai carichi trasversali, all’abrasione, allo scivolamento (generico) e all’azione corrosiva degli acidi.
La scivolosità di un pavimento e legata alla sicurezza della deambulazione e rappresenta, pertanto, un requisito fondamentale dei pavimenti stessi.
Molti paesi hanno una normativa specifica per la classificazione della scivolosità dei pavimenti in modo da prevenire incidenti e cadute da parte degli utilizzatori.
In linea generale la sicurezza del pavimento è legata alle caratteristiche antiscivolo e alla corretta posa in opera e pulizia della superficie.
Inoltre, nella scelta della pavimentazione è opportuno considerare le condizioni di utilizzo anche in relazione a specifiche destinazioni d’uso.
Norma DIN 51097 (Germania): è applicata per la classificazione delle piastrelle in base alla loro scivolosità in ambienti sottoposti a traffico pedonale a piedi nudi.
Il test e la valutazione dei risultati sono condotti come nel caso della norma DIN 51130, impregnando la pedana inclinabile con soluzione di acqua e sapone.
Il coefficiente di scivolosità si riferisce ad un metodo previsto dalle norma tedesca DIN 51097, che classificano i prodotti in base al loro coefficiente d’attrito, in funzione delle esigenze specifiche di un determinato ambiente.
A seconda del livello di scivolosità, che può essere legato all’uso di particolari sostanze in determinati spazi di lavoro, o alla presenza di acqua, e obbligatorio, in base alla normativa, l’impiego di un materiale a pavimento in grado di creare un notevole attrito tra le superfici a contatto, capace quindi di limitare la pericolosità dello stesso per le persone. Quanto più alto e il coefficiente d’attrito, tanto minore e la scivolosità.
La normativa distingue la scivolosità delle superfici calpestabili per le zone ove si cammini con piedi calzati (R9-R13), e per quelle a calpestio a piedi nudi (A,B,C).
Per gli ambienti in presenza d’acqua, dove sia prevista la deambulazione a piedi scalzi, il pavimento deve rispondere a prestazioni che si possono misurare in base alla normativa DIN 51097, e si classificano nei gruppi di valutazione A, B, C secondo un valore crescente:

  • A – spogliatoi; zone di accesso a piedi nudi; etc.
  • B – docce; bordi di piscine; etc.
  • C – bordi di piscine in pendenza; scale immerse; etc.

In Inghilterra è altresì presente una prova di resistenza allo scivolamento definita “Pendulum Testers” editata nel 2002 e suddivisa in tre parti (Specification – Method of operation – Method of calibration).
Essa prevede la misura della resistenza allo scivolamento attraverso l’impiego di un dispositivo a pendolo: l’elemento scivolante rivestito con gomma e collegato al braccio di un pendolo, viene fatto “strisciare” sulla superficie da provare dopo averlo lasciato cadere da un’altezza predefinita; la sua corsa viene tanto più rallentata, quanto più elevato e l’attrito offerto dalla superficie.
Il passaggio sulla superficie di prova assorbe parte dell’energia e l’elemento scivolante risale fino ad un’altezza inferiore; su una scala opportunamente graduata vengono letti i valori del cosiddetto TLV (Test Pendulum Value) tanto più elevati quanto minore e la scivolosità del campione provato.
Il risultato viene diviso in tre classi di scivolosità:

  • High slip potential 0-24
  • Moderate slip potential 25-35
  • Low slip potential 36 +

Conclusioni

La norma DIN è l’unica riconosciuta per certificare la scivolosità delle superfici in questione.
La norma UNI EN non risulta certificare in analogia i medesimi parametri della DIN quindi l’equivalenza non è automatica o non può essere trasferita.
L’efficacia del prodotto non viene messa in discussione ma occorrerebbe una attestazione del produttore che formuli l’analogia; tale documento risolverebbe il problema; in sua mancanza l’efficacia del prodotto potrebbe essere oggetto di attenzione (e di richiesta di dimostrazione documentale) da parte dell’organo di vigilanza.

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